lunedì 14 settembre 2009

piccola digressione

io non parlo

Non temo l'uomo,
ma quello che lui diventa.
Non temo la morte,
ma la perdita del sole di ogni giorno.
Non temo la minaccia della guerra,
ma ciò che la guerra farà di me.
Non temo la nebbia che offusca,
ma che io non possa essere capace di vedere.
Non temo le forze maligne,
ma che gli angeli possano sparire.
E' troppo dentro di me ciò che io recepisco
per conoscere esattamente quello che temo.
Temo le tue parole, le tue promesse,
ma mi beo del loro significato.
Temo il tuo luminoso viso prigioniero,
ma non le immagini che vedo.
Temo di amare e sperare
nei sogni e altro.
Temo di conoscerti e amarti
e non sentire mai un tocco gentile.


karl guillen

ho postato questa poesia perchè è molto bella e vorrei condividerla con voi

2 commenti:

  1. Questa poesia di Karl L. Guillen si intitola "Je ne parle pas - Io non parlo" ed è tratta dal libro "Five Things" pubblicato dalla Multimage nel 2001
    (vedi www.karlguillen.org)

    Ciao Betta

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  2. Ciao Chiara,
    ti ho scritto un commento sotto "Il testamento di Tito", nel sito RaccontiOltre, ma credo di essere stato censurato. Spiegavo solo che la pena di morte è sbagliata, si, ma cercavo di far capire a Sandra, la prima persona ad aver lasciato un commento, che questa pratica non è tutto, e che non si può scadere in banalismi di "certezze di pene, e più severità per chi delinque" perchè è un discorso tanto marcio e banale quanto disgustoso.
    Volevo solo farti sapere che dal tuo pezzo poteva nascere qualcosa di più, un dibattito orizzontale dal quale magari poteva prendere vita qualcosa, ma l'assurdità di una censura ha smorzato tutto questo, com'è naturale che sia in questa Penisola di merda dove la parola ce l'ha solo chi ostenta una falsa democrazia di diritti e concetti che conviverebbero a pari passo con l'essenza stessa dell'uomo solo nel paese dei balocchi.
    Saluti
    Antonio (sul sito DxIxYxPunkaWaver)
    p.s. ho letto che hai radici nello stesso sperduto paesino della provicia abruzzese nel quale sono nato io e nel quale, mio malgrado, vivo da venti lunghissimi anni.

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